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mercoledì 21 novembre 2012


Gezim Hajdari


Io non vi rubo né ricchezza né gloria
non voglio possedere altro che il mio corpo
è scritto anche nella polvere delle arene da cui provengo
e nella memoria degli alberi che mi circondano
le mie strade non ritornano all'acqua
la mia stanza ogni sera prende fuoco
in attesa da anni e non aspetto nessuno
che giunga nella mia dimora
la mia anima è specchio spezzato
uccello caduto nella pioggia
accanto ai ciechi
per questo cerco nuovi sentieri
per fuggire con il segreto che sanguina

Istanti


Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo è fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

Se avessi un’altra volta la vita davanti...
Ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità.
Jorge Luis Borges



a Giorgio


noi camminiamo in punta di piedi 
per imparare a volare su tutta questa grazia, 
nel tentativo di non disturbare neanche il ronzio dell'ape, 
per non spezzare neanche un filo d'erba, 
come possiamo fare errori? 
La nostra (im)perfezione è incomprensibile anche a noi stessi, 
in questo mondo regolato dagli orologi,
noi siamo quelli con i sensi di colpa per eccesso di evoluzione
siamo l'errore primordiale, 
magari imparassimo a vedere nello stesso modo in cui sentiamo,
o forse è proprio ciò che ci ha salvati dall'essere lapidati,
ma questo ci è capitato, 
esseri limitati 
con infinite possibilità.

Sognami stanotte


Sognami stanotte, 
lasciami entrare dentro te
come un raggio, fino in fondo al mare.
E lasciami affondare nel piacere 
di starti vicino almeno per un attimo, 
quando il tuo dito sfiorerà le labbra, 
sarà il mio dito che le sfiorerà 
e quel sapore che durerà un secondo 
sarà il sapore di me.

Un giorno tornero’


Un giorno tornero’ nei tuoi pensieri
Non cacciarmi via in fretta, aspetta, indugia
Non mi merito mezz’ora del tuo futuro?
Ti ho voluto bene, ti ho amata,
ho smesso di amarti ma non di volerti bene
hai sofferto, piccola?
Certo, capisco, ma ora e’ passata,
ti ha migliorata quel dolore?
Non sono da possedere, non piu’
E’ cosi’ dura da sopportare?
Vuoi vivere in un’illusione per tutta la vita?


Notturno n.1


Avido di piccoli attimi di latitudini diverse, mi appresto a raccontarvi di quando il mare litigò col vento.
Feroci sillabe sussurravano da nord, ruggiti immensi sprigionavano le fauci al largo piu’ in basso ad ovest. E sputi e schizzi, fulmini e lacrime nel cuore di quella tempestosa notte, io vidi ed ascoltai finche’ al sorprendermi dell’albeggiare raccolsi i pezzi, tutti quei pezzi di me stesso sparsi sul pavimento, come fiocchi di cotone pesanti e fragili, d'oppressione, di pazienza.
Sudato spalle al muro in piedi adesso osservo il campo di battaglia sereno e docile, pausa o fantasma notturno e perche’ proprio a me…
L’odore, cavalcando quella spuma, di iodio intenso mi inspirava nel cervello e nell’anima, come una brezza profumata spazzava via tutte le mie angosce.
Nemmeno la tenacia neuropsicologica delle mie paure piu’ profonde resisteva, scivolava giu’ come olio e si dissolveva come pulviscolo stellare all’altezza del diaframma, povera piccola ci ero tanto affezionato.
E adesso superato lo stupore sento circolare nel mio corpo come un pentagramma, una retina che completano l’ingegneria del mio essere, sono le sue parole il linguaggio universale della chimica induttiva, collera e paura sulle ali di un sorriso, gineprai genetici di ancestrale utopia, fai l’amore, lo senti, certe mattine lo senti, e certe notti ti cala dentro come un raggio di luna e t’inebria, ma ti possiede, ti possiede la tua donna, tu no, poco dopo ci capisci qualcosa e un po’ la possiedi anche tu, contento?
Io so solo che ho fame di quel cibo speciale fatto dei sospiri del vento e del mare.
Perdonate la mia testa alta.
Sol del mare non perdona ed io non vi perdonero’ mai.